martedì 12 dicembre 2017


Prima ancora delle automobili o dei cioccolatini, c'è una sola e grande azienda che scuote l'immaginario mondiale sugli abitanti della penisola.

La Piaggio.

Avevo poco più di vent'anni e giravo come un matto per le vie di Frenze a bordo di un vespone 200 dall'improponibile color sabbia, con un mega giglio rosso in campo bianco da un lato e la bandiera del Granducato dall'altra. Amavo quel mezzo, con la possibilità di viaggiare in autostrada e quel gusto unico di cambiare le marce con la manopola sinistra, specialmente quando andavo sparato sulla provinciale ancora assente da autovelox in direzione Pistoia ed il preziosissimo biglietto per il Blues in tasca.

Oggi quel gusto è sparito, fagocitato dalla monomarcia, ed anche i vesponi di nuova generazione non hanno più quella mitica manopola sinistra puntata in basso quando aprivo a tutta che mi faceva quasi sentire parte del Joe Bar Team (il miglior fumetto francese di sempre) e quasi sognavo di poter competere con la Norton Commando o la Kawasaki tricilindrica.

Rimane il mito. Inciso nella storia da Joe Bradley che scorrazza la principessa Anna a giro per Roma.

Noi, in albergo, vendiamo tour.

Potete visitare la città, entrata ai musei compresa, o andare a visitare i dintorni tipo la piazza dei cavalli o la torre storta. E ci sono anche i tour che ripropongono i viaggi mitici dell'Italia che fu, quella dei viaggi in 500 per le provinciali nel Chianti.

O, appunto, i vesponi.

Che non sono più come quello che avevo io a vent'anni, con il cambio sulla manopola sinistra, ma pur sempre scooteroni a due ruote per la cui guida occorre una certa capacità. Peraltro nella pubblicità del tour, sia sui siti delle compagnie che lo organizzano sia sui loro depliant, c'è l'immagine di due ragazzi senza casco su una Vespa di vecchio stampo. Ma tant'è, è sempre un giro per le strade della Toscana. Uno passa anche sopra a questi dettagli, se proprio si vuole godere questa esperienza.

Ci arriva questa richiesta per e-mail.

Io e la Georgiana la leggiamo e, senza neanche consultarci più di tanto, decidiamo all'unisono di sconsigliarle. E' vero che prendiamo una commissione per ogni tour venduto, ma non ce la siamo sentita di suggerire un tour del genere a 4 persone sui 50 senza esperienza, come candidamente scritto da una di loro. Glielo abbiamo scritto sinceramente e lo hanno capito. E non abbiamo sbagliato. Erano 4 paciose signore inglesi, deliziose come tutte le inglesi (nei momenti di sobrietà) e che non vedevamo assolutamente capaci di gestire un mezzo del peso di un quintale e particolarmente scattoso se si apre subito la manopola.

Poi magari ci stupivano e ne erano capacissime ma, come dicono proprio loro in casi come questo, "just in case"....

ps. e comunque ci starebbe bene la battuta: "Vacanze romane" ha devastato la mente di più di una generazione.
 

sabato 25 novembre 2017

In occasione dell'immancabile, puntalissima, irrefenabile maratona di Firenze e della meravigliosa disponibilità che indica "zeru camere" perchè abbiamo venduto tutto già da eoni a prezzi che rasentano il reato di concussione, riscriverò uno dei miei racconti più vecchi, nati dall'incredibile, assurda, pazzesca domanda rivoltami da una cliente argentina anni fa. E che stavolta riscriverò in italiano e non in spagnolo.
 
Lavoro in albergo, sono un portiere.
 
Mi piacerebbe poter dire: lavoro in una società calcistica, sono un portiere. Ma non è così. E comunque, anche lì, dipende sempre. Fosse la Fiorentina, ad esempio, potrei accettare un patto col diavolo. Fosse il povero Benevento lo sarei un po' meno. Ma tant'è, mi consolo pensando che la mia mancanza di talento calcistico è condivisa con un buon 99% della popolazione del pianeta, e malgrado ciò qualcuno gioca comunque nella massima serie. Un paio di miei amici giallorossi, ad esempio, pensano che sia molto meglio dell'indimenticabile Goicoechea. E nella mia modestia sono lieto di dire che si, hanno pienamente ragione.
 
L'albergo dove lavoro si trova nel centro di Firenze. Ci si può arrivare con l'auto ma è, eufemisticamente parlando, un casino. Bisogna stare attenti alle corsie preferenziali, alle telecamere che il comune pone entusiasticamente un po' ovunque, cessi compresi, alle stradine piccole e non percorribili, e malgrado ciò tanti non arrivano a capire che no, questa non è una città da auto. Ho avuto clienti che mi hanno chiesto come fare ad andare in auto dall'hotel agli Uffizi, come se avesse un parcheggio da Disneyland di Los Angeles, e che purtroppo non accettano la frase “Non è possibile”. Eppure siamo a 10 minuti 10 a piedi dai musei. Non comprendono che l'unica maniera per muoversi in auto qui è convincere il Dottore a farsi prestare il Tardis, andare indietro alla Firenze di 1500 anni fa e convincere l'assessore all'urbanistica di allora ad edificare strade a 4 corsie con relativi parcheggi. Una volta lo dissi pure ad un cliente. Mi guardò come se gli avessi detto che ero la reincarnazione dell'autista di Lady D, e che avevo finalmente imparato a percorrere il tunnel dell'Alma.
 
E tutto ciò senza tenere conto degli imprevisti, e non sto parlando di quelli del Monopoli. Mi riferisco alla coincidenza tra i clienti convinti che il mondo si muova intorno a loro e l'evento mondiale che tutto travolge. In quel caso otteniamo lo scontro di titani. E nel mezzo purtroppo c'è il portiere.
 
Un venerdì, turno di pomeriggio. Arrivo di clienti in auto. Auto ovviamente noleggiata, sono sudamericani. Scaricano i bagagli e si presentano al check-in. Come sempre, gli spiego le tariffe del garage con cui lavoriamo. Dico loro, piantina alla mano, che non hanno bisogno dell'auto per girare in città, ma loro insistono. Domenica prendiamo l'auto. Assolutamente.
 
Niente e nessuno gli farà cambiare idea.
 
Domenica.
 
Settembre del 490 a.c.
 
Un oplite, scansando centinaia di corpi di persiani in putrefazione, si presenta davanti al suo generale.
 
-Mi aveva fatto chiamare, generale Milziade?
 
-Ah, Filippide, eccoti qui. Senti 'n po', te c'hai campo?
 
-Come dice, generale?
 
-O che tu sei? Sordo? T'ho chiesto se tu c'hai campo. Qui e 'un si becca nulla, 'cidentamme e quando ho fatto i'contratto 'olla 'oppe voce.
 
-Ma... io... veramente...
 
-'Scorta, e c'ho da chiama' Atene e dinni 'he s'è vinto, ma 'un si piglia; c'ho bisogno tu mi ci vada te, via.
 
-Ma... generale... sono 42 chilometri e 195 metri!
 
-Tessaglia maiala, e lo so anch'io quanto c'è da qui ad Atene, ma tu ci devi andare, pohe storie! Piglia e parti, vai.
 
-Se proprio insiste...
 
-E insisto si, moviti! E ci 'orsa!
 
E così Filippide si sciroppò tutto di corsa fino ad Atene per dire che i greci avevano battuto i persiani a Maratona. 4-2.
 
Richiamo i clienti prima che salgano in camera.
 
Voi, domenica, non andate da nessuna parte.
 
Domenica, a Firenze, c'è la maratona. La città è off-limits. Imposible. Verboten. No way. できません .
 
Mi ci vuole una mezz'ora buona per fargli capire che il 90% delle strade è chiuso perchè ci corrono a piedi; devo pure aprire la pagina wikipedia alla voce “maratona” in più lingue, ma alla fine lo comprendono. Almeno così penso.
 
Illuso.
 
La moglie ci ripensa un attimo e torna al bancone:
 
"Ma lei non può chiamare e chiedere che la facciano un altro giorno?"
 

mercoledì 8 novembre 2017

Fallimento e C2.

"Noi storia finita. Torno Seoul mio ragazzo aspettare di me. Addio"

"A Babbo Natale chiederò...." segue lista di prodotti disney per un totale pari ad una mezza dozzina di rate del mutuo.

Il cantiere della tranvia aperto nottetempo che sbarra, a tradimento, la strada che percorrevi, ogni giorno, per andare e tornare a lavoro. E ti costringe ad una camminata che, nella storia dell'umanità, hanno percorso solo Lewis & Clark.

Quelli che partono senza pagare la tassa di soggiorno.

Grey's anatomy tutti i giorni, allo stesso orario dei Simpson e Futurama. E si sa chi detiene il potere del telecomando, ovunque sul pianeta. No, non sono uno di quelli.

Ci può essere qualcosa di peggio?

Purtroppo, si.

Questo:


Molto molto molto prima dell'ora X. Non sono presente.

Chiama. Vorrei una camera. Ce l'abbiamo. Costa tot. La prendo. Arriva. Come sarebbe a dire pagamento anticipato? Io non anticipo un bel niente. Allora arrivederci, rivendiamo la camera a qualcun altro. Questo è uno scandalo, voglio parlare con il direttore.

Fino a qui, può sembrare un classico di noi portieri. Ce li siamo trovati davanti spesso, elementi del genere.

Questo no. Questo è speciale.

Nel senso distruttivo del termine.

Millenni di supponenza, arroganza e presunzione condensati in un unico elemento bipede penisolano. Secoli di ottusità, sbruffonaggine, rabbia e, soprattutto, distruzione ed annichilamento verso sè stessi e tutto ciò che lo circonda riuniti in un singolo individuo. E moltitudini di italiani che, cervello o meno, fuggono all'estero.

Per evitare lui.

Ben vestito, barba di qualche giorno e, aimè, italiano.

Il mio sontuoso ed efficentissimo capo ricevimento, che io chiamo con il soprannome di Eva Kant, accorre a supporto della collega da noi denominata Signorina Rottelmeier. Entrambe ribadiscono: pagamento anticipato. Il tipo, che definiremo per comodità "Genny", sbraita ed urla, si dimena, si agita come un tirannosauro in astinenza da cibo quando riesce ad uscire dal recinto non più elettrificato, ma alla fine si convince che se non scuce non ottiene nessuna chiave.


Molto molto prima dell'ora x. Non sono presente.

Genny non è solo. Come l'originale, ha una "compagna", che chiameremo, guarda caso, Azzurra.

Una transuessuale

Lui rientra il giorno dopo con lei, e la presenta proprio come tale: "la mia ragazza"

Normalmente evitiamo le transessuali perchè al 90% sono professioniste del settore e si presentano abbigliate in "divisa da lavoro" (minigonna uterina e seno a balconcino). Da questo punto di vista lo facciamo anche per le vere donne. Non è una cosa da albergo rispettabile. Non proprio quel che si vuole mostrare quando scende a fare colazione, magari nel tavolo accanto a quello di un'allegra famigliola. Ma per una volta passiamo oltre perchè almeno lei è gentile, non urla e soprattutto è vestita normale.

Il problema non è lei. E' lui.

Perchè Genny esce e rientra in albergo sbraitando. Completamente ubriaco. Gli altri clienti si lamentano del frastuono, specialmente la notte. Fa storie per pagare anticipatamente la camera (perchè ogni giorno allunga il soggiorno di un'altra notte, ed ogni giorno i miei colleghi lo obbligano a scucire il dovuto).
In poche parole, un inferno per tutti, ospiti e colleghi.

Così ottiene lo splendido, puntale, immancabile risultato: la nostra direzione ordina di non rinnovargli il soggiorno. Domani deve sloggiare.


Poco prima dell'ora x.

Entro in turno pomeridiano e la signorina Rottelmeier mi informa sugli ordini di herr direktor: quando rientra nessun prolungamento. Ha pagato fino al giorno dopo, quindi domani deve fare il check-out. Nessuna eccezione. Nessuna pietà. Neanche se paga la camera 10 volte quanto l'ha pagata fin'ora. Neanche se si prostra in ginocchio. Neanche se estrae una Luger. Domani rauss. Adieu. Do Svidanjia. さよなら

Tocca a me affontarlo. Preferirei avere a che fare con una squadraccia di camicie nere, e sono convintissimo che se tornassimo agli anni venti ne farebbe entusiasticamente parte. Ma è da solo.


Ora x.

Giacca elegante, barba di qualche giorno, Genny mi appare con la sicurezza e la soddisfazione di un europarlamentare leghista all'ufficio paghe di Strasburgo. Prima ancora che mi accinga a informarlo della ferale notizia della sua prossima partenza da questo ameno luogo, lui parte subito in quarta:

-Allora, visto che volete essere pagati, ora vi anticipo le prossime 3 notti-

-Ehm... guardi, sono piacente ma domani siamo già al completo e non abbiamo più came...-

-COL CA**O, IO VI PAGO 3 NOTTI E RESTO QUI-

-No, senta, non alzi la voce perc...-

-VOGLIO PARLARE CON IL DIRETTORE, SUBITO!!!-

E lì, mi si apre la vena. Il bolscevico-stalinista che è dentro di me si agita compulsivamente ed emerge furioso con la ferrea vlontà di rinchiudere il nemico del popolo del suo gulag.

-Ecco, se la mette così, le dico subito che non c'è affatto bisogno di questo comportamente; lei qui dentro non è persona gradita e domani se ne va!-

-NO, LEI ORA CHIAMA IL DIRETTORE, IO NON ME NE VADO MANCO PER IL ..... -

-IO NON CHIAMO PROPRIO NESSUNO, LEI PRENDE LA SUA CHIAVE, STANOTTE DORME E DOMANI SLOGGIA, CHIARO?- (Dio, quanto ho desiderato urlarlo, in tutti questi anni)

Andiamo avanti così per qualche minuto, e fortuna che, in questo questo duello verbale su cui costui pensava di poter competere (sono toscano, come decibel posso tranquillamente sovrastare un airbus in pieno decollo) non passa nessun cliente e gli unici testimoni sono Niccolò, il facchino, che ha già notato la mia vena pulsante sul collo e ha il fondato timore che io scavalchi il bancone per fiondarmi sul tipo e praticargli un rito azteco con le forbici, e la transess....

Improvvisamente, ci accorgiamo che la "ragazza" è sparita.

L'essere si zittisce, si volta attorno, guarda pure a terra, forse immaginando che la sua amichetta si sia acquattata sotto al divano, ma quando si rende conto che lei l'ha piantata in asso, diventa ancora più belva.

-SE N'E' ANDATA! QUELLA TR.... E' ANDATA VIA! GLI HO ANCHE ANTICIPATO 100 €-

Io e Nicco prima lo guardiamo stupefatti, poi voltiamo la testa e ci guardiamo con gli occhi fuori dalle orbite quando lui prende il cellulare, esce dall'albergo mentre demolisce l'intera religione monoteistica perchè dentro non gli prende e, una volta sul maciapiede, non appena lei risponde, gli urla:

-TI HO GIA' DATO 100 €, TR..., ORA TORNI SUBITO QUI, CHIARO!-

Un maciapiede molto affollato, colmo di persone. E sono sicuro che hanno capito tutti nel raggio di mezzo chilometro, indigeni e turisti.

E quando ha finito la chiamata e rientra, mentre mi preparo per il secondo round, lui si scusa profondamente!

-No, davvero, mi dispiace. Tu fai il tuo lavoro, ci mancherebbe. Domani parto, ora chiamo un altro albergo, tranquillo. Ma lei deve tornare, che ca...-

E quasi mi allunga la mano a volermi toccare sulla spalla. Un secondo prima non avrebbe esitato a rischiare un corpo a corpo nucleare con il sottoscritto e un attimo dopo è diventato un amicone.

Un campione del bipolarismo, come mi disse un mio amico quando gli riferii la disavventura.

Dopo pochi minuti lei arriva, chiacchierano un momento poi lei entra e si mette a sedere davanti al bancone mentre fuori lui chiama un altro albergo per il giorno dopo. Lei, che all'apparenza pare veramente una vera ragazza con tutte le forme al loro posto, mi osserva con sguardo sconsolato e poi, con una certa voce baritonale e accento sudamericano, se ne esce con scuse quasi sincere e la giustificazione che -Sai, lui ha questo problema del bere-

Al che la guardo, poso le mani sul bancone e, mi viene proprio spontaneo, pongo una domanda in fondo stupidissima:

-Ma non te ne potevi trovare uno normale?-

Ma lei si limita ad alzare gli occhi al cielo e sospirare.

E non poteva darmi una risposta più eloquente.

mercoledì 1 novembre 2017

Trent'anni.

Trenta anni possono essere il sunto una vita umana. Il concentrato di azioni di un singolo bipede.

In trenta anni puoi tirare su monumenti immensi destinati a resistere millenni.

In trenta anni puoi fare un'intera guerra. O portare a compimento 6 piani quinquennali. Trenta anni sono la durata di una dittatura in Africa e due conflitti mondiali in Europa.

In trenta anni puoi girare il mondo, anche più di una volta. Se hai i soldi. Oppure lavorare per permettersi di girarlo. Se si ha un lavoro adeguato, certo.

Trenta anni sono il tempo per realizzare mezzo chilometro della Salerno - Reggio, per avere una dozzina di legislature parlamentari ed una ventina di governi.

Trenta anni li bruci in un istante se possiedi un flusso canalizzatore.

Trenta anni fa ero alle medie.

I miei 3 anni di scuola media sono state abbastanza anonime. Il solito bulletto personale che ti tormenta, insegnanti totalmente privi di qualsiasi senso di comprensione o minima capacità educativa, compagni che ti deridono in massa ad ogni banalità, al più piccolo passo falso.

Ricordo Andrea, con cui facevamo finta di studiare, salvo poi giocare al pallone. In camera. Con una pallina di gomma piuma. Uno dei ricordi migliori.

Lo scudetto dell'82, terzo sul campo, ancora in attesa della restituzione.

Il coro della scuola, messo su dalla compianta insegnante di musica, l'unica che mi abbia trasmesso una passione per qualcosa in quei 3 anni e dove io e un anonimo -per me- tipo di un'altra sezione eravamo gli unici tenori, i soli uomini; rammento bene l'esibizione nella sala musica di fronte alle due classi (per me corrispondeva all'intera popolazione mondiale) e la preside che abbraccia e bacia sulle guancie l'altro ragazzetto, manco fosse stato un novello Beniamino Gigli. Io non venni minimamente considerato.

Ricordo orrendi filmetti francesi su quella cosa detta "adolescenza" e di cui io, da maschio appena approdato alla doppia cifra degli anni, ero ancora ignaro. Fissato perennemente sul pallone ed il sogno irrealizzabile di diventare un nuovo Antognoni, sui soldatini Atlantic di cui sono ancora fiero possessore, ed i cartoni giapponesi incentrati su robot che si combattono nel centro di Tokyo. Noi maschi arriviamo sempre dopo.

Le ragazze no. Loro erano già avanti. Anni luce.

Dietro di me, di due banchi, ricordo bene il sorrisetto malizioso di questa ragazzina. Già matura, già sveglia ed attenta al mondo che la circonda, già pronta ad osservare, studiare, capire chi le stava attorno. Ma sempre con il sorriso.

Ecco, quel sorriso è una delle cose che ricordo meglio delle medie.

Trenta anni dopo.

Uomini e donne maturi, adulti, che trascinano verso le elementari legioni di bambini. Qui, una volta consegnata la prole al meraviglioso mondo dell'istruzione italico, ci sono le inevitabili chiacchiere tra noi genitori: come va? Ci beviamo un caffeino? O come s'è fatto a perdè ieri sera coi'Chievo?

Poi, improvvisamente, tra la folla di genitori assiepati all'ingresso del luogo d'istruzione, mi appare davanti questa donna. Con i capelli non più lunghi ma lo stesso sorrisetto malizioso, lo stesso sguardo attento e scrutatore.

-Te sei Marcello. Il "mugna"-

La guardo così, intontito come solo io riesco benissimo a essere, anche se i neuroni hanno già realizzato il collegamento. Un collegamento di trenta anni, ma passato in un nanosecondo all'interno del mio cervello.

-Marta! La Marta Di Santo!-

E così ci siamo ritrovati. Compagni di classe delle medie d trenta anni fa, siamo rimasti a vivere nello stesso quartiere, abbiamo messo su le nostre rispettive famiglie e portiamo le/i figlie/i alle stesse elementari. E quindi le solite chiacchiere su cosa facciamo nella vita, come siamo cambiati, che abbiamo realizzato, o distrutto, in questi trenta anni, per poi cadere nell'amicizia su facebook.

Poi, qualche mese fa:

Proprio da facebook arriva questa richiesta: votami. Promuovi la mia candidatura. Che non è un'elezione politica, ma un concorso di una nota ditta di abbigliamento che porterà venti donne alla maratona di New York.

Come nella più classica tradizione italiana dai tempi delle preferenze, un voto non si nega a nessuno. Voto. E contribuisco. La Marta diventa una delle venti. Ed oggi parte per New York.

Ora, io non sono il tipo fanatico della corsa. Ho seguito -distrattamente lo confesso- i progressi di Marta che, pidessiquamente, postava su facebook. Lei e le altre allenate duramente da Gelindo Bordin, un nome che, per la corsa, viene ancora prima di quello di Filippide. Per uno come me, che pure nel pallone ha sempre scelto il ruolo più statico dove, al massimo, si cammina fino al limite dell'area o ci si butta a terra nel -spesso vano- tentativo di afferrare la sfera, la corsa rimane un qualcosa di totalmente incomprensibile. Innaturale, pure. Rimango convinto che noi esseri umani siamo fatti per il bipedismo lento: camminare e stop. Dove per camminare intendo sempre il percorso dal divano al frigorifero e viceversa. Non oltre.

La Marta no. Lei corre. E mi piace immaginarla mentre attraversa Central Park con lo stesso sorriso di quando percorre uno dei viali alberati dentro le Cascine.

E quindi, dopo tutto questo lungo prologo su come si cambia (Mannoia in sottofondo), l'unica cosa che mi sento di dirle sono i miei migliori in bocca al lupo. O, come direbbero di giapponesi, ganbatte kudasai. A lei e le altre donne che correranno, novelle Forrest Gump a piedi per le strade dell'America, anche se limitata a quelle della Grande Mela.

Divertitevi ragazze. Sarà una bella sfida.

Io sono impegnato in una ben più difficile e complessa:

alzarmi dal divano e raggiungere il frigorifero.




mercoledì 25 ottobre 2017



Camera a fermo.
La cameriera si è rifiutata di "pulirla". O quanto meno tentare.
Non posso dargli torto.
Ci crediate o no, era un uomo solo.
Ok, uomo è esagerato. Un essere bipediforme dall'età ultra-ultra-ultra. Se la sua pensione è di 3 dollari e 50 al mese ed immutata da quando non lavora, a quest'ora dovrebbe già essere milionario. Probabilmente era presente quando Grant attaccava Lee in Virginia.

Un matto. Una furia. Un finger in the ass.
Pugni sbattuti sul tavolo, minacce alle receptioniste, pretesa di pagare più del dovuto con la carta di credito ed avere il resto in contanti ed urla alla risposta negativa, urla alla richiesta di lasciare la camera alle 12 (l'ha fatto alle 14, le cameriere hanno unito gli sforzi ma anche in due hanno staccato un'ora dopo del dovuto) e la perla finale: aveva prenotato un 3 stelle a Milano e chiedeva alla receptionista di aiutarlo. Spulciando tutti i 3 stelle di Milano (una robetta da nulla, quanti saranno mai?). Perché non conosce la password della sua mail.
Solidarietà ai miei colleghi alla reception e le cameriere. Grazie a chi ha girato il filmato e grazie chi me lo ha passato.




domenica 1 ottobre 2017

Lavori alla reception di un albergo se:

-Quando ti alzi la mattina, se rifai il letto dici che lo fai "a fermo"; se cambi le lenzuola lo fai "in partenza".

-Stessa cosa per la pulizia del bagno.

-Non apparecchi. Prepari il "buffet".

-Quando le figlie entrano a scuola fanno il "check-in". All'uscita, ovviamente, sono in "check-out".

-Parenti e/o amici che vengono a trovarti a casa, sapendo il tuo lavoro, entrano dicendo che "abbiamo prenotato la suite presidenziale";

-Quando rientri a casa dopo una dura ed intensa giornata di lavoro, ti capita di parlare in altre lingue fuorchè l'italiano.

-Qualsiasi foglio, lista della spesa, bolletta o compiti delle figlie, lo tratti come "pratica prenotazione".

-Il tuo appartamento non è il primo a sinistra del pianerottolo al secondo piano, ma la "202".

-"Marce, ci sei per giocare domani sera?"
"Grazie, ma ho il turno 15-23" (oppure: ho la notte e comincio alle 23)
"Ah, peccato, proviamo il nuovo gioco premiato ad Essen"
"Acc.... grrrr.... grazie lo stesso, divertitevi (spero di no)".

-Quando senti qualcuno affermare che "siamo un paese che deve puntare sul turismo", pensi che vorresti sbatterlo al bancone a farsi un turno di alta stagione.

-Quando esci di casa per andare al lavoro al mattino le strade sono vuote; se invece rientri dopo un turno di notte, in direzione opposta c'è una fila interminabile di bus strapieni, auto, scooter strombazzanti che sembrano i festeggiamenti della Coppa Italia del '96.

-Prima dell'avvento del whatsapp, comunicavi con il resto della famiglia tramite post-it attaccati al frigo.

-Fai la spesa al supermercato la mattina, quando ci sei solo te ed una dozzina di donnine pensionate (i mariti sono a visionare i lavori della tramvia).

-Le carte di credito ed il loro funzionamento, per te, non hanno segreti.

-Il tuo fine settimana sono mercoledì e giovedì. Quello che per gli altri è il triste lunedì, il giorno del rientro al lavoro, per te è il venerdì.

-Ed infine lo storico, onnipresente, immancabile classico: quando suona il fisso di casa, in luogo del classico "pronto", rispondi, in automatico, con "Hotel ****** buongiorno, come posso aiutarla?"

giovedì 21 settembre 2017

Strauss ed il bel Danubio blu.

Il primo strizzacervelli, il più grande di sempre.

I Lorena ed il loro Granducato.

D'Annunzio che getta volantini con su scritto "avete perso, gne gne gne"

Gli occhi e lo sguardo sognante di Romy Schneider

Ma soprattutto la delizia, il gusto, la dolcezza, il cololesterolo, della regina delle torte.

Tutti noi dobbiamo qualcosa a Vienna.


Turno pomeridiano di centrale.

Ci scrive un'agenzia di viaggio austriaca. Lì per lì mi commuovo quasi: con il dominio delle OTA, è bello vedere che ci sono ancora poche, piccole agenzie che resistono e vendono, a clientela affezionata, viaggi e soggiorni in altri luoghi. E si prendono profonda cura dei loro clienti.

L'agenzia mi scrive che devono arrivare da noi delle persone, e ci devono mandare dei pdf con informazioni, voucher per l'albergo compreso. Mi scrivono anche il cognome di una di queste persone.

Cerco, nel gestionale, una prenotazione a questo cognome, ma non la trovo. Scrivo all'agenzia e loro replicano che hanno quello. Ma continuo a non trovarla.

Mi scervello. Si tratta di una camera tripla. Ci sono buone, ottime probabilità che in realtà il cognome che hanno loro sia di uno dei componenti, ma la prenotazione, sul nostro gestionale, abbia il cognome di un'altra persona. Come trovarla?

Provo a guardare così, quasi distrattamente e senza grandi pretese, tra i futuri arrivi. E trovo un cognome che, come suono, mi appare decisamente austriaco. Cerco il cartaceo nello schedario e lo trovo. E lì, sulla pratica, ci sono nomi e cognomi delle componenti: 3 signore viennesi in visita a Firenze, camera tripla con 3 letti separati. Fosse stata una famiglia, ci sarebbe stato un cognome solo. Qui sono 3.

Riscrivo all'agenzia, in tono trionfante, che abbiamo trovato la prenotazione. Ci inviino pure i vari pdf, che poi li stampiamo e li consegneremo alle clienti al loro arrivo.

E l'agenzia mi risponde con questo ringraziamento.

In realtà non ho fatto niente di speciale. Sono stato anche un pò fortunato, non mi sono sbattuto neanche più di tanto. Ma in ogni caso, è bello sapere che, ovunque io sia, là a Vienna c'è ad aspettarmi una torta Sacher, tutta per me. Non si vive mica di sola schiacciata alla fiorentina.

Se sparisco qualche giorno, sapete dove sarò.

Tornerò più grasso.

Ma ne sarà valsa la pena.

ps. il nome di una delle agenti di viaggio dice tutto.