mercoledì 14 febbraio 2018

Prego signora, da questa parte.

Si metta pure comoda. Come se fosse a casa sua. Gradisce un teino?

Si, lo so, è un tè virtuale. Come quello che mi preparavano le mie figlie da piccole, con il sottoscritto seduto su una minisedia da nanetto e intento a fare finta di berlo ad un tavolo assiepato di pelouche in una vivacissima riunione modello gioco di ruolo ante litteram, ma senza i d20, dove loro erano le dungeon master e io l'unico giocatore. Ma d'altra parte anche questo è un dialogo virtuale. E' passato più di un anno da questa vicenda, con lei che me ne diceva, al telefono, di tutti i colori e io li a tentare di spiegarle le dinamiche alberghiere. Al 99,9% non leggerà mai questo blog, e comunque, accadesse, non si riconoscerà. Probabilmente non legge neanche. Meglio così. La lettura è qualcosa di impegnativo. Per gente che vuole seriamente usare la materia grigia. E questo racconto E' impegnativo. Uno dei più lunghi che abbia mai tirato giù. Quindi si metta comoda. L'interno della mia testa lo è sempre stato. Ampi spazi vuoti di cui usufruire.

Vede cara signora, venti e passa anni fa le cose erano completamete diverse. Se una persona doveva fare un soggiorno da qualche parte andava all'agenzia di viaggi sotto casa. Ce ne erano davvero tante, per soddisfare la voglia e il bisogno di viaggiare delle persone. Lei entrava, si accomodava davanti all'agente e gli diceva dove voleva andare. L'agente le consultava le tariffe aeree con un sistema completamente diverso da quello odierno, uno speciale programma di controllo voli e biglietteria. Lo studiai pure io, a suo tempo, quando presi parte a un corso della regione Toscana per la formazione di giovani disoccupati. Poi sono finito a lavorare in un albergo. Ok, va bene così. Anzi, forse meglio, visto che le agenzie di viaggio sono praticamente defunte mentre gli alberghi sono ancora lì, al loro posto. Forse anche più di prima. Pure dove non dovrebbero esserci. Ma questo è un altro discorso.

Lei, dicevo, ascoltava le soluzioni di viaggio proposte. Poi, sfogliando enormi cataloghi grandi come quei tomi medioevali che spiegavano i vari sistemi praticati dall'inquisizione atti a estorcere confessioni di eresia, sceglieva uno degli alberghi della sua futura destinazione. Volumi con foto e tariffe, quasi sempre di 3 tipi soli: alta, media e bassa stagione. Non si andava oltre.

Una volta scelto volo, eventuale trasporto locale e albergo/ghi per il soggiorno, l'agente si attivava contattando il tour operator. Il quale ci chiamava chiedendo la disponibilità della camera da lei scelta per il periodo. Noi controllavamo e, se la camera era disponibile, rispondevamo affermativamente. E ci arrivava un bel fax. A quel punto inserivamo la prenotazione e le bloccavamo la camera. E l'agente di viaggio la chiamava a casa, sul vecchio fisso, per darle conferma. Così lei si ripresentava al negozio e pagava. All'agente. Che le rilasciava un bel voucher. Se il viaggio era lungo, anche un bel pacchetto di voucher.

E così lei, il giorno del check-in, si presentava in tutto il suo splendore (forse) al portiere dell'albergo scelto sul catalogo. E lei aveva già la camera pronta. Perchè lei aveva già pagato. E il voucher, che le avremmo chiesto, lo provava.

L'ultima notte del suo soggiorno, il portiere di notte, avrebbe emesso:

a) una ricevuta a zero per lei. Perchè aveva già pagato in precedenza, e quindi non c'era necessità di un ulteriore cedolino fiscale. Quello emesso dall'agente di viaggio era sufficiente.

b) la fattura per il tour operator. Con inclusa la commissione per questi e anche per l'agente di viaggio.

Lei sarebbe stata tranquilla. Pagare aveva pagato. Usufruire del servizio ne avrebbe usufruito. Ma per noi portieri non si era che a metà dell'opera. Perchè a fine mese, l'ultima notte, il portiere avrebbe messo in atto "l'invio conti": un'enorme e pazzesca opera di ricontrollo di tutti i soggiorni del mese. E quindi avrebbe stampato tutti i conti per ogni singolo tour operator, con tutti i riepiloghi delle fatture emesse. Per quel mese. E quindi, per ogni soggiorno, ci sarebbero state tante fatture. Allegate ad altrettanti voucher. E le relative fotocopie. E tutta questa massa di alberi abbattuti e lavorati fino a renderla cellulosa, sarebbe stata attentamente e scupolosamente vagliata e controllata. Affinchè le tariffe fossero proprio quelle giuste. E dopo un ulteriore controllo da parte dei colleghi di giorno e firma da parte del direttore della lettera di invio, il portiere avrebbe, nel turno di notte auccessivo, imbustato, pesato e affrancato tutte queste lettere.

Quindi, ai tour operator, sarebbe arrivata la massa cartacea originale (le fotocopie le tenevamo noi). Ancora una volta ci sarebbe stato un controllo attento e scrupoloso, stavolta da parte di questi operatori, sulla correttezza delle tariffe e dei soggiorni. E finalmente, costoro avrebbero fatto partire i pagamenti. Verso l'agente di viaggio, il quale avrebbe avuto la sua giusta commissione. E a noi dell'albergo, che avevamo effettivamente ospitato la cliente per le notti richieste: con tutto il lavoro che ne consegue: noi al ricevimento per il check-in, le richieste di informazioni sulle visite della città e il check-out. Le cameriere per la pulizia della stanza. I facchini per quella delle aree comuni. Il personale alle colazioni per il loro lavoro sul buffet.

Finalmente, dopo anche molti giorni dalla sua partenza dall'albergo, noi avremmo ricevuto il pagamento. Un bonifico. Spesso un assegno, a quei tempi c'era ancora questa arcaica forma di pagamento. E quindi altro lavoro per registrare il "rientro sospeso". Perchè così si chiamava: sospeso. Un pagamento non ancora effettutato. E che diventava tale solo ed esclusivamente quando i soldi arrivavano sul conto della società.

Certo, c'erano anche gli imprevisti come quelli di quel pessimo gioco da tavolo non bilanciato che è il monopoli: qualche agenzia pagava con grande ritardo. E noi dovevamo inviare il sollecito. Qualcuna non pagava neanche. Ma questa roba passava sotto la voce "incerti del mestiere". A voi clienti questo non interessava, visto che la camera l'avevate già pagata. A meno che non vi succeda direttamente, sono eventi che non vi sfioravano neanche. Ma chiunque può esserne toccato. Un negoziante che non paga il fornitore. Lo stato che non paga i lavori dell'impresa. Sono i tristi episodi del mondo del commercio. Capita tutt'ora. Non si augura a nessuno.

Poi è arrivato internet e il mondo, semplicemente, è cambiato.

Voi clienti avete scoperto che non c'è assolutamente più necessità di andare all'agenzia di viaggio sotto casa. Basta aprire il proprio cellulare e scoprire disponibilità e costi di ogni albergo/pensione/B&B presente sul terzo pianeta di questo sistema solare. Basta pigiare il ditino e si tiene tutto sotto controllo. Una piccola pressione e si prenota una camera.

Bello e comodo, vero?

Vede, ogni gesto della nostra vita comporta conseguenze. Se una persona non si ferma allo stop mette a rischio la propria vita e quelle degli altri. Tifare per la squadra di questa città comporta moltissime sofferenze e rarissime, ma dolci e memorabili, quando arrivano, soddisfazioni. Votare lega indica chiara mancanza di materia cerebrale e insana passione per le armi da fuoco ed il loro uso sugli esseri umani.

Prenotare una camera comporta la semplice conseguenza che tale camera, un nanosecondo dopo la prenotazione, sparisce dalla vendita. Non è più presente sul mercato. E' andata via, cancellata, fumata, evaporata. Perchè non si può vendere due volte lo stesso oggetto. Non si può mangiare due volte una mela. Non si può dare la scatola di un gioco a due persone diverse. Non si può mettere, nella stessa camera, due tizi che non si conoscono (anche se potrebbe essere divertente). Quindi quella camera, per noi, era tutta sua. Ne avrebbe potuto disporre, seguendo ovviamente le regole dell'albergo, dalle 14 del giorno d'arrivo fino alle 12 di quello della partenza.

Ma fino alla fatidica data del giorno previsto per il check-in, noi non avremmo più rimesso in vendita quella camera. Sul nostro gestionale era già assegnata. Tramite una bella prenotazione con il suo nome sopra.

Solo che, a differenza dei tempi delle agenzie di viaggio, questa camera non è ancora stata pagata.

Ovvio, dirà lei, la pago quando sono in albergo. Certo, ribattiamo noi. Ma se lei non si presenta?

Lo so, lo so, lei ha insistito moltissimo: io arrivo, sa! Io devo venire a Firenze per fare questo, per vedere quest'altro.... come tutti quelli che vengono qui a Firenze, cara signora.

Perchè vede, lì al telefono non volevo (e potevo) essere così diretto ed esplicito, ragion per cui glielo dirò in maniera chiara e brutale qui: noi non ci fidiamo per niente. Perchè non abbiamo nessunissima certezza che lei, veramente, si presenti il giorno fatidico a reclamare la camera a lei riservata sborsando il dovuto. Noi non la conosciamo, non sappiamo chi sia, non abbiamo la benchè minima idea -e neanche vogliamo averla- del suo senso dell'onore o come lo vogliamo chiamare. Chi ci assicura che non decida, all'ultimo momento, che i suoi programmi sono cambiati e se ne può andare altrove? Chi ci pagherebbe mai una camera se lei non si presenta in albergo? Perchè col vecchio sistema delle agenzie di viaggio lei si sarebbe presentata, voucher alla mano,  in quanto aveva già pagato. Col sistema odierno no. E noi vogliamo venderle, queste camere. Perchè non sono come le mele, il caffè o lo yogurt, che hanno si una data di scadenza ma abbastanza in là da tenerle sugli scaffali per qualche giorno in più in fatidica attesa che qualche anima affamata afferri quei prodotti e li ponga nel carrello. Le camere, alla mezzanotte, sono scadute. Sono a buttare, finite, morte. La vendita del giorno dopo è UN'ALTRA VENDITA. Non è la stessa. E la camera invenduta o -come diciamo noi- che ci resta sul groppone, è fatturato mancato. E' guadagno perso.

E quindi noi portieri, per avere questa garanzia di vendita, preautorizziamo. E' per questo che noi portieri, per ogni prenotazione, chiediamo un numero di carta di credito.

Come le spiegavo al telefono, mentre seguitava a infamarmi brutalmente che l'avevo derubata, non è un pagamento. Non portiamo via i soldi così, perchè ci va. La preautorizzazione è un "congelamento" dell'importo per la prima notte del soggiorno. E' una cosa che rimane lì, a metà, tra lei e noi. Come in un limbo.

Ovviamente a lei arriva sul cellulare l'sms che le notifica un addebito. Perchè per la banca quei soldi vengono a mancare comunque dal conto, anche se non è un pagamento. Ma la preautorizzazione non è una cosa eterna. Ha una scadenza. Dopo un mese si sblocca e l'importo le torna disponibile. I circuiti delle carta di credito ci permettono di usarlo come pagamento solo in due casi:

a) lei stessa, al momento del check-out, richiede si usare la preutorizzazione come pagamento;

b) lei cancella in penale, oppure non si presenta neanche.

Perchè noi ci impegniamo a tenerle una camera, ma lei deve impegnarsi ad un pagamento, per questo servizio. Può annullare la prenotazione, senza penale, seguendo le politiche di cancellazione. Dando così a noi un buon lasso di tempo per rimetterla in vendita. E sperare che là fuori ci sia un signor Smith, una signora Yamada, una persona qualsiasi che clicchi su "prenota" e si compri la camera.

E mentre le spiegavo queste cose, in un raro momento di silenzio da parte sua, potevo chiaramente sentire in cornetta il frastuono della sua testa che si muoveva da destra a sinistra, a riflettere un "no" assoluto e totale, come quello di un giudice della var quando decide che no, a noi i rigori non si possono assegnare.

E quando finalmente finsco la spiegazione, in un momento di silenzio assoluto, mi azzardai a proferire un -Signora, mi sente? Mi ha capito?-

-No, non lo accetto-

-Ah-

-Le mi deve annullare subito questa.... questa cosa...-

-Preautorizzazione-

-Si, ecco, quella. Ha detto che la può annullare, no? Quindi lo faccia! Subito! Non avete nessun diritto a prendervi i miei soldi e blablabla...-

-Signora... signora, la prego, mi ascolti un momento.... io faccio così come mi chiede, senza problemi, ma sappia che dovrò cancellare la sua prenotazione-

-Ma io ne ho bisogno per quando verrò a Firenze! Io vengo lì e pago all'arrivo!-

-Mi spiace signoa, non posse tenerle una camera senza garanzia, quindi se le annullo la preautorizzazione, io vendo la camera al primo che mi garantisce il pagamento-

-Ma io le garantisco che arrivo!-

-E non lo metto in dubbio (che merda che sono, quando mi impegno), ma con internet oggi ci sono persone, là fuori, che pagano subito. E io privilegio loro. E' il mio lavoro-

-Lei non fa bene il suo lavoro. Ho viaggiato in tutti gli alberghi del mondo e nessuno fa così!-

-Mi spiace, non posso rispondere della politica di vendita di altri posti-

-Non è il modo di lavorare giusto questo! L'anno scorso sono andato in Val Camonica, e non mi hanno nè chiesto la carta nè questa... pretorauzione!-

-Preautorizzazione, signora (cari colleghi della Val Camonica. Vi odio. Sappiatelo). Come le ho detto, non posso rispondere del sistema di lavoro dei colleghi di altri alberghi-

-Quindi lei non vuole darmi la mia camera!- (era già diventata sua. Neanche pagata e già sua)

-Se vuole che le cancelli la preautorizzazione, io la rimetto in vendita perchè viene a mancare la garanzia. Chiunque decida di comprarla, se dotato di carta di credito colma di soldi, l'avrà seduta stante. Gli basterà un click. Ma se nessuno la compra, beh, lei non ha che da presentarsi qui il xx e pagare-

-Ma se qualcuno la compra non l'avrò io, giusto?-

-Ehm.... si, è così- (avrei voluto metterci un "elementare Watson", ma mi sono tenuto sul semplice)

-E' INACCETTABILE! INACCETTABILE!-

Ed è andata avanti un altro quarto d'ora, mentre io mi tenevo la testa con la mano e la cornetta a venti centimetri dall'orecchio, perchè era come essere davanti al cantiere della tranvia mentre martellano pneumaticamente.

Alla fine è andata proprio così: ho chiamato il numero verde per cancellare la preautorizzazione, e via mail le ho inviato il cedolino pos scannerizzato con la chiara indicazione "preautorizzazione", con tutti i codici e numeri affinchè potesse verificare che non era un pagamento. E sbloccavamo la somma. Che le sarebbe tornata disponibile sulla carta e il conto. Come succede a tutti quelli che cancellano quando non sono in penale.
E, chiaramente, ho rimesso in vendita la camera. Che infatti qualcun altro ha comprato.

Però si ricordi signora, lo rammenti, lo incida con uno scalpello virtuale all'interno della sua -scarsa- materia grigia:

Noi preautorizziamo.

Sempre.

ps. cari colleghi della Val Camonica: scherzo, non vi odio. Anche noi, in bassa, quando abbiamo una percentuale molto alta di camere vuote, prendiamo prenotazioni senza garanzia.
E quelli che si presentano sono pochi. Molto pochi.

lunedì 22 gennaio 2018

A volte un pò d'umorismo ci vuole. E' necessario, vitale, indispensabile come l'ossigeno.

Un paio d'anni fa, cliente proveniente dai territori del mai indimenticato impero sovietico (indimenticato solo perchè ci permette di giocare a capolavori da tavolo come Twlight Struggle o lo scenario Barbarossa a World in Flames): la ricordo perchè lei e amica erano le classiche russe con pelle e sguardo tirato fin dietro le orecchie. L'espressione talmente altezzosa che non avrebbe avuto neanche la modella della statua della Grande Madre Russia a Volvograd. I tacchi da trampoliere che le issavano ad altezza tale che, lassù in cima, cambia l'ossigenazione. Il rientro in albergo con le immancabili borse di uno dei tanti outlet del Valdarno, e dal contenuto che ha un costo pari ad un paio di manovre economiche.

Partono. E lasciano dei gioielli in camera.

In realtà ci sembra più bigiotteria che altro ma sono comunque oggetti della cliente e che i colleghi ai piani, giustamente, ci portano al banco per la registrazione nel registo degli oggetti smarriti. Finiranno nel deposito, insieme ad altra roba tipo parti di vestiario e gli immancabili caricabatterie.

Sennonchè, lei ci scrive.

Ci attiviamo per chiamare la ditta di spedizioni con cui lavoriamo per farci fare un preventivo. Ovviamente, anche se si tratta di oggetti poco voluminosi, visto il paese extracomunitario verso cui vanno, il costo è una discreta sassata. Praticamente più del costo della bigiotteria.

La sua risposta è, come spesso ci capita, sul piccato andante: com'è possibile che costi così tanto? E, immancabile, la chiosa finale: non potete mettere tutto in una busta e via?

Sono in tanti a farci questa domanda, e la risposta è sempre no. Una busta con dentro roba, anche le classiche con l'interno foderato con la plastica a bolle, potrebbe "perdersi". La sicurezza per la posta, specialmente all'interno degli italici confini, è altamente labile. E non è che ci vada giù un cliente che si lamenta che "non mi è arrivato niente": vogliamo essere sicuri che la roba arrivi, e quindi cosa c'è di meglio di un corriere? Ed è chiaro che il cliente se lo deve pagare: mica l'abbiamo lasciata noi, la roba in camera.

Ma per la signora è comunque troppo. Ci chiede di tenergli i suoi oggetti. E vabbè, teniamo 'sta roba.

Un anno dopo ci scrive: un suo amico passerà da Firenze, e prenderebbe i suoi oggetti. Se glieli possiamo dare quando arriva.

Mi appresto a rispondere alla tipa che non c'è nessun problema, basta solo che ci dica nome e cognome del suo amico che fa da corriere, e che lo stesso si presenti al bancone, come poi effettivamente successe -un faccione rubicondo e sorridente- a ritirare gli oggetti.

Poi, all'improvviso, l'ispirazione.

E gli rispondo così.

Sono un pò bastardo, lo so.
 


venerdì 29 dicembre 2017

Persone.
Cose.
Fatti.

Ma soprattutto

Domande

e, giusto per non farci mancare niente,

Sentenze.


1. La cinese

Una ragazza giovane, alta che dev'essere il pivot della nazionale di basket del suo paese, l'espressione a boccuccia aperta che, fosse di Roma, direbbe "ma che davero davero?"; una faccia un pò così, un'espressione un pò così di chi vede Genova dappertutto.

Avendo una zia ligure, parlo solo bene della regione. La colpa è di Paolo Conte, tendo a puntualizzare.

Dicevo

Ultimo arrivo della giornata, si palesa al bancone pochi minuti prima della mezzanotte.
I suoi occhiali invece erano lì già da mezz'ora.
La cinese occhialuta prova con l'italiano, quindi tralascio l'inglese (che pare invece non conoscere affatto) e parlo in madrelingua. Ma devo spiegargli tre volte l'orario della colazione (malgrado sia scritto sui bigliettini che diamo a tutti i clienti in fase di check-in, e che gli indico ponendoglielo bene sotto gli occhi, ma lei neanche considera) e dove si trova. Così, ad un certo punto decide di abbandonarmi e dirigersi lei stessa in sala colazioni, immersa nella tetra oscurità della notte. Quando finalmente torna al bancone le consegno la chiave della camera da lei acquistata: una singola.

Dopo 10 minuti scende e mi chiede quel che immagino già: il letto è piccolo. Armeggia anche sullo smartfono e mi mostra la parola tradotta alla bisogna: supplemento.

Già il fatto che sia disposta a pagare per avere un letto più grande è consolante: arrivata qui si è resa conto che si, risparmiare è bello, ma il letto è anche adeguato alla spesa. Non tutti lo fanno.

Il problema è che per la notte le altre camere libere sono solo singole come quella che ha lei. Riesco a farle capire che se desidera può chiedere domani alla mia collega, nel caso avessi una camera disponibile. Ma a quel punto lei se ne esce, in scioltezza così:

-Io può vedere camera grande?-

-Ehm... no, sono tutte occupate....-

Non dirlo

Ti prego, non dirlo, non dirl...

-Noi bussa-

Domanda: devo aggiungere altro?


2. Sono al computer, a scaricare la posta. Sopra al pc aleggia tetro il dipinto di una delle più infauste figure che abbia colpite Firenze nei secoli. Anche peggio di certi arbitri.

Una cliente americana lo nota, mi si avvicina e, lo scrivo in italiano, mi chiede chi fosse:

-Un pretaccio. Uno dei peggiori, quelli che predicavano sciagure, terrore, miseria e morte-

La signora ride, e mi chiede se qui a Firenze.

-Si, proprio qui. Ma poi ci stufò, e gli demmo foo-

La fine di un sorriso.

-Ma... veramente?-

-Si, certo. In Piazza della Signoria, proprio davanti a Palazzo Vecchio. Una bella pira di quelle come andavano di moda 500 anni fa: una bella svampata-

Il marito è piegato in due dal ridere, ma la signora ci pensa un pò e poi mi fa la domanda:

-Ah, quindi oggi, voi italiani, queste cose non le fate più, vero?-

Stavo per dirgli che oggi, aimè, c'è ancora chi vuole dare fuoco alle persone, specialmente se nati nel continente a sud dell'Europa, ma ho lasciato perdere.


3. Russa numero 1

Già truccata neanche fosse pronta per miss Milf di tutte le Russie e con una scia di profumo che devono averla odorata anche i cani da tartufo in Maremma, scende alle 6 del mattino con l'immancabile appendice elettronica. E l'espressione scocciata che "Italia, funziona niente, da"

Non dice una parola e me lo piazza a due micron dalle pupille.

Cirillico

Perchè non sono stupito?

-Non conosco il russo, mi spiace-

Il sospiro spazientito di chi è assolutamente convinta che un piano quinquennale con inevitabile seguito di purga non farebbe che bene alla penisola e i suoi abitanti, che si ostinano a non imparare l'idioma del fu baffone. Ma gli sono toccato io, e mi astengo dal dirle che ne parlo altre 4, di lingue straniere, di cui una molto più a est della Russia. Non abbia a prendersela a male (è successo). A furia di digitare sul suo cellulare riesco a connetterla al nostro wifi.

Domanda: potrebbe arrivare un grazie?

Risposta: ovviamente no.

ps. non abbiamo neanche la password.


3. Russa numero 2.

Entra in albergo alle 2 di notte. Sul busto solo un golfino leggero, quello da mezza-stagione-che-non-c'è-più. Probabilmente immaginandosi che nel paese del sole siano sempre 25 gradi, e solo al momento e sul posto ci si rende conto che un vento gelido può tirare anche qui, specialmente in inverno.

Lei almeno, esordisce in inglese:

-Avete una camera per stanotte?-

La risposta negativa, positiva per noi che lavoriamo avendo realizzato il venduto totale, le gela ancora di più il sangue.

-Ma come è possibile? E' il sesto albergo che giro e sono tutti pieni. Ma cosa c'è a Firenze?-

Cosa ci potrebbe essere di così speciale in una città che ha creato bellezze millenarie come statue, dipinti, monumenti, una maglia dal colore così meraviglioso?

-I turisti- Mi viene da rispondere.

Mi fulmina con uno sguardo che non aveva neanche Linda Blair quando interpretava Regan MacNeil.

-Ma io ho lasciato in casa le chiavi dell'appartamento, e non posso rientrare perchè i proprietari hanno il telefono staccato-

Ah, le prenotazioni internet con prezzo-più-basso-garantito. Ti prendi l'appartamentino economico ma poi se ti capitano questi problemi ti vieni a lamentare con me e i colleghi nei dintorni che offriamo il servizio h24.

Ma sto zitto; posso solo allargare le braccia e dire che mi dispiace, ma non ho camere.

Lei mi osserva a bocca aperta, completamente svuotata dalla risposta. Volge lo sguardo verso l'esterno e mi gela con la sentenza:

-Non tornerò mai più in questa città. Mai più-

Ed esce.

Ovunque tu abbia passato la notte in attesa che i proprietari dell'appartamento riaccendessero il telefono, buon anno anche a te.

lunedì 18 dicembre 2017

Paghi, e vuoi un servizio.
 
Paghi, e pretendi ragione.
 
Paghi, e ti aspetti richieste eseguite all'istante da schiav... lavoratori atti alla bisogna.
 
Paghi, e richiedi. Ma c'è un limite a tutto, e che diamine.
 
Perchè tu, caro il mio cliente indiano, non te ne puoi venire fuori, a Dicembre, che vuoi l'aria condizionata.
 
E se la mia collega, che osservavo incuriosito mentre con una mano teneva la cornetta con cui parlava a te che chiamavi dalla camera e l'altra tentava di reggere la mascella ormai distaccata dalla faccia, ti informa che a Dicembre l'aria condizionata non è attiva in quanto, con una temperatura esterna di 273,15 gradi Kelvin aka 0° Celsius, abbiamo il riscaldamento, tu non puoi dirle che "è scritto che avete l'aria condizionata e quindi la pretendo, anche se non mi serve".
 
Non puoi perchè poi io divento politicamente scorretto, e desidero ardentemente il ritorno dei granatieri di Sua Maestà a spadroneggiare per tutto il subcontinente e sopprimere i moti di rivolta come al tempo della regina Vittoria
 
Piccolo George, futuro re del Regno Unito, confido in te. Prepara le truppe d'occupazione. Ora.

Il Natale lo passiamo a Delhi. Nel palazzo del vicerè.

martedì 12 dicembre 2017


Prima ancora delle automobili o dei cioccolatini, c'è una sola e grande azienda che scuote l'immaginario mondiale sugli abitanti della penisola.

La Piaggio.

Avevo poco più di vent'anni e giravo come un matto per le vie di Frenze a bordo di un vespone 200 dall'improponibile color sabbia, con un mega giglio rosso in campo bianco da un lato e la bandiera del Granducato dall'altra. Amavo quel mezzo, con la possibilità di viaggiare in autostrada e quel gusto unico di cambiare le marce con la manopola sinistra, specialmente quando andavo sparato sulla provinciale ancora assente da autovelox in direzione Pistoia ed il preziosissimo biglietto per il Blues in tasca.

Oggi quel gusto è sparito, fagocitato dalla monomarcia, ed anche i vesponi di nuova generazione non hanno più quella mitica manopola sinistra puntata in basso quando aprivo a tutta che mi faceva quasi sentire parte del Joe Bar Team (il miglior fumetto francese di sempre) e quasi sognavo di poter competere con la Norton Commando o la Kawasaki tricilindrica.

Rimane il mito. Inciso nella storia da Joe Bradley che scorrazza la principessa Anna a giro per Roma.

Noi, in albergo, vendiamo tour.

Potete visitare la città, entrata ai musei compresa, o andare a visitare i dintorni tipo la piazza dei cavalli o la torre storta. E ci sono anche i tour che ripropongono i viaggi mitici dell'Italia che fu, quella dei viaggi in 500 per le provinciali nel Chianti.

O, appunto, i vesponi.

Che non sono più come quello che avevo io a vent'anni, con il cambio sulla manopola sinistra, ma pur sempre scooteroni a due ruote per la cui guida occorre una certa capacità. Peraltro nella pubblicità del tour, sia sui siti delle compagnie che lo organizzano sia sui loro depliant, c'è l'immagine di due ragazzi senza casco su una Vespa di vecchio stampo. Ma tant'è, è sempre un giro per le strade della Toscana. Uno passa anche sopra a questi dettagli, se proprio si vuole godere questa esperienza.

Ci arriva questa richiesta per e-mail.

Io e la Georgiana la leggiamo e, senza neanche consultarci più di tanto, decidiamo all'unisono di sconsigliarle. E' vero che prendiamo una commissione per ogni tour venduto, ma non ce la siamo sentita di suggerire un tour del genere a 4 persone sui 50 senza esperienza, come candidamente scritto da una di loro. Glielo abbiamo scritto sinceramente e lo hanno capito. E non abbiamo sbagliato. Erano 4 paciose signore inglesi, deliziose come tutte le inglesi (nei momenti di sobrietà) e che non vedevamo assolutamente capaci di gestire un mezzo del peso di un quintale e particolarmente scattoso se si apre subito la manopola.

Poi magari ci stupivano e ne erano capacissime ma, come dicono proprio loro in casi come questo, "just in case"....

ps. e comunque ci starebbe bene la battuta: "Vacanze romane" ha devastato la mente di più di una generazione.
 

sabato 25 novembre 2017

In occasione dell'immancabile, puntalissima, irrefenabile maratona di Firenze e della meravigliosa disponibilità che indica "zeru camere" perchè abbiamo venduto tutto già da eoni a prezzi che rasentano il reato di concussione, riscriverò uno dei miei racconti più vecchi, nati dall'incredibile, assurda, pazzesca domanda rivoltami da una cliente argentina anni fa. E che stavolta riscriverò in italiano e non in spagnolo.
 
Lavoro in albergo, sono un portiere.
 
Mi piacerebbe poter dire: lavoro in una società calcistica, sono un portiere. Ma non è così. E comunque, anche lì, dipende sempre. Fosse la Fiorentina, ad esempio, potrei accettare un patto col diavolo. Fosse il povero Benevento lo sarei un po' meno. Ma tant'è, mi consolo pensando che la mia mancanza di talento calcistico è condivisa con un buon 99% della popolazione del pianeta, e malgrado ciò qualcuno gioca comunque nella massima serie. Un paio di miei amici giallorossi, ad esempio, pensano che sia molto meglio dell'indimenticabile Goicoechea. E nella mia modestia sono lieto di dire che si, hanno pienamente ragione.
 
L'albergo dove lavoro si trova nel centro di Firenze. Ci si può arrivare con l'auto ma è, eufemisticamente parlando, un casino. Bisogna stare attenti alle corsie preferenziali, alle telecamere che il comune pone entusiasticamente un po' ovunque, cessi compresi, alle stradine piccole e non percorribili, e malgrado ciò tanti non arrivano a capire che no, questa non è una città da auto. Ho avuto clienti che mi hanno chiesto come fare ad andare in auto dall'hotel agli Uffizi, come se avesse un parcheggio da Disneyland di Los Angeles, e che purtroppo non accettano la frase “Non è possibile”. Eppure siamo a 10 minuti 10 a piedi dai musei. Non comprendono che l'unica maniera per muoversi in auto qui è convincere il Dottore a farsi prestare il Tardis, andare indietro alla Firenze di 1500 anni fa e convincere l'assessore all'urbanistica di allora ad edificare strade a 4 corsie con relativi parcheggi. Una volta lo dissi pure ad un cliente. Mi guardò come se gli avessi detto che ero la reincarnazione dell'autista di Lady D, e che avevo finalmente imparato a percorrere il tunnel dell'Alma.
 
E tutto ciò senza tenere conto degli imprevisti, e non sto parlando di quelli del Monopoli. Mi riferisco alla coincidenza tra i clienti convinti che il mondo si muova intorno a loro e l'evento mondiale che tutto travolge. In quel caso otteniamo lo scontro di titani. E nel mezzo purtroppo c'è il portiere.
 
Un venerdì, turno di pomeriggio. Arrivo di clienti in auto. Auto ovviamente noleggiata, sono sudamericani. Scaricano i bagagli e si presentano al check-in. Come sempre, gli spiego le tariffe del garage con cui lavoriamo. Dico loro, piantina alla mano, che non hanno bisogno dell'auto per girare in città, ma loro insistono. Domenica prendiamo l'auto. Assolutamente.
 
Niente e nessuno gli farà cambiare idea.
 
Domenica.
 
Settembre del 490 a.c.
 
Un oplite, scansando centinaia di corpi di persiani in putrefazione, si presenta davanti al suo generale.
 
-Mi aveva fatto chiamare, generale Milziade?
 
-Ah, Filippide, eccoti qui. Senti 'n po', te c'hai campo?
 
-Come dice, generale?
 
-O che tu sei? Sordo? T'ho chiesto se tu c'hai campo. Qui e 'un si becca nulla, 'cidentamme e quando ho fatto i'contratto 'olla 'oppe voce.
 
-Ma... io... veramente...
 
-'Scorta, e c'ho da chiama' Atene e dinni 'he s'è vinto, ma 'un si piglia; c'ho bisogno tu mi ci vada te, via.
 
-Ma... generale... sono 42 chilometri e 195 metri!
 
-Tessaglia maiala, e lo so anch'io quanto c'è da qui ad Atene, ma tu ci devi andare, pohe storie! Piglia e parti, vai.
 
-Se proprio insiste...
 
-E insisto si, moviti! E ci 'orsa!
 
E così Filippide si sciroppò tutto di corsa fino ad Atene per dire che i greci avevano battuto i persiani a Maratona. 4-2.
 
Richiamo i clienti prima che salgano in camera.
 
Voi, domenica, non andate da nessuna parte.
 
Domenica, a Firenze, c'è la maratona. La città è off-limits. Imposible. Verboten. No way. できません .
 
Mi ci vuole una mezz'ora buona per fargli capire che il 90% delle strade è chiuso perchè ci corrono a piedi; devo pure aprire la pagina wikipedia alla voce “maratona” in più lingue, ma alla fine lo comprendono. Almeno così penso.
 
Illuso.
 
La moglie ci ripensa un attimo e torna al bancone:
 
"Ma lei non può chiamare e chiedere che la facciano un altro giorno?"
 

mercoledì 8 novembre 2017

Fallimento e C2.

"Noi storia finita. Torno Seoul mio ragazzo aspettare di me. Addio"

"A Babbo Natale chiederò...." segue lista di prodotti disney per un totale pari ad una mezza dozzina di rate del mutuo.

Il cantiere della tranvia aperto nottetempo che sbarra, a tradimento, la strada che percorrevi, ogni giorno, per andare e tornare a lavoro. E ti costringe ad una camminata che, nella storia dell'umanità, hanno percorso solo Lewis & Clark.

Quelli che partono senza pagare la tassa di soggiorno.

Grey's anatomy tutti i giorni, allo stesso orario dei Simpson e Futurama. E si sa chi detiene il potere del telecomando, ovunque sul pianeta. No, non sono uno di quelli.

Ci può essere qualcosa di peggio?

Purtroppo, si.

Questo:


Molto molto molto prima dell'ora X. Non sono presente.

Chiama. Vorrei una camera. Ce l'abbiamo. Costa tot. La prendo. Arriva. Come sarebbe a dire pagamento anticipato? Io non anticipo un bel niente. Allora arrivederci, rivendiamo la camera a qualcun altro. Questo è uno scandalo, voglio parlare con il direttore.

Fino a qui, può sembrare un classico di noi portieri. Ce li siamo trovati davanti spesso, elementi del genere.

Questo no. Questo è speciale.

Nel senso distruttivo del termine.

Millenni di supponenza, arroganza e presunzione condensati in un unico elemento bipede penisolano. Secoli di ottusità, sbruffonaggine, rabbia e, soprattutto, distruzione ed annichilamento verso sè stessi e tutto ciò che lo circonda riuniti in un singolo individuo. E moltitudini di italiani che, cervello o meno, fuggono all'estero.

Per evitare lui.

Ben vestito, barba di qualche giorno e, aimè, italiano.

Il mio sontuoso ed efficentissimo capo ricevimento, che io chiamo con il soprannome di Eva Kant, accorre a supporto della collega da noi denominata Signorina Rottelmeier. Entrambe ribadiscono: pagamento anticipato. Il tipo, che definiremo per comodità "Genny", sbraita ed urla, si dimena, si agita come un tirannosauro in astinenza da cibo quando riesce ad uscire dal recinto non più elettrificato, ma alla fine si convince che se non scuce non ottiene nessuna chiave.


Molto molto prima dell'ora x. Non sono presente.

Genny non è solo. Come l'originale, ha una "compagna", che chiameremo, guarda caso, Azzurra.

Una transuessuale

Lui rientra il giorno dopo con lei, e la presenta proprio come tale: "la mia ragazza"

Normalmente evitiamo le transessuali perchè al 90% sono professioniste del settore e si presentano abbigliate in "divisa da lavoro" (minigonna uterina e seno a balconcino). Da questo punto di vista lo facciamo anche per le vere donne. Non è una cosa da albergo rispettabile. Non proprio quel che si vuole mostrare quando scende a fare colazione, magari nel tavolo accanto a quello di un'allegra famigliola. Ma per una volta passiamo oltre perchè almeno lei è gentile, non urla e soprattutto è vestita normale.

Il problema non è lei. E' lui.

Perchè Genny esce e rientra in albergo sbraitando. Completamente ubriaco. Gli altri clienti si lamentano del frastuono, specialmente la notte. Fa storie per pagare anticipatamente la camera (perchè ogni giorno allunga il soggiorno di un'altra notte, ed ogni giorno i miei colleghi lo obbligano a scucire il dovuto).
In poche parole, un inferno per tutti, ospiti e colleghi.

Così ottiene lo splendido, puntale, immancabile risultato: la nostra direzione ordina di non rinnovargli il soggiorno. Domani deve sloggiare.


Poco prima dell'ora x.

Entro in turno pomeridiano e la signorina Rottelmeier mi informa sugli ordini di herr direktor: quando rientra nessun prolungamento. Ha pagato fino al giorno dopo, quindi domani deve fare il check-out. Nessuna eccezione. Nessuna pietà. Neanche se paga la camera 10 volte quanto l'ha pagata fin'ora. Neanche se si prostra in ginocchio. Neanche se estrae una Luger. Domani rauss. Adieu. Do Svidanjia. さよなら

Tocca a me affontarlo. Preferirei avere a che fare con una squadraccia di camicie nere, e sono convintissimo che se tornassimo agli anni venti ne farebbe entusiasticamente parte. Ma è da solo.


Ora x.

Giacca elegante, barba di qualche giorno, Genny mi appare con la sicurezza e la soddisfazione di un europarlamentare leghista all'ufficio paghe di Strasburgo. Prima ancora che mi accinga a informarlo della ferale notizia della sua prossima partenza da questo ameno luogo, lui parte subito in quarta:

-Allora, visto che volete essere pagati, ora vi anticipo le prossime 3 notti-

-Ehm... guardi, sono piacente ma domani siamo già al completo e non abbiamo più came...-

-COL CA**O, IO VI PAGO 3 NOTTI E RESTO QUI-

-No, senta, non alzi la voce perc...-

-VOGLIO PARLARE CON IL DIRETTORE, SUBITO!!!-

E lì, mi si apre la vena. Il bolscevico-stalinista che è dentro di me si agita compulsivamente ed emerge furioso con la ferrea vlontà di rinchiudere il nemico del popolo del suo gulag.

-Ecco, se la mette così, le dico subito che non c'è affatto bisogno di questo comportamente; lei qui dentro non è persona gradita e domani se ne va!-

-NO, LEI ORA CHIAMA IL DIRETTORE, IO NON ME NE VADO MANCO PER IL ..... -

-IO NON CHIAMO PROPRIO NESSUNO, LEI PRENDE LA SUA CHIAVE, STANOTTE DORME E DOMANI SLOGGIA, CHIARO?- (Dio, quanto ho desiderato urlarlo, in tutti questi anni)

Andiamo avanti così per qualche minuto, e fortuna che, in questo questo duello verbale su cui costui pensava di poter competere (sono toscano, come decibel posso tranquillamente sovrastare un airbus in pieno decollo) non passa nessun cliente e gli unici testimoni sono Niccolò, il facchino, che ha già notato la mia vena pulsante sul collo e ha il fondato timore che io scavalchi il bancone per fiondarmi sul tipo e praticargli un rito azteco con le forbici, e la transess....

Improvvisamente, ci accorgiamo che la "ragazza" è sparita.

L'essere si zittisce, si volta attorno, guarda pure a terra, forse immaginando che la sua amichetta si sia acquattata sotto al divano, ma quando si rende conto che lei l'ha piantata in asso, diventa ancora più belva.

-SE N'E' ANDATA! QUELLA TR.... E' ANDATA VIA! GLI HO ANCHE ANTICIPATO 100 €-

Io e Nicco prima lo guardiamo stupefatti, poi voltiamo la testa e ci guardiamo con gli occhi fuori dalle orbite quando lui prende il cellulare, esce dall'albergo mentre demolisce l'intera religione monoteistica perchè dentro non gli prende e, una volta sul maciapiede, non appena lei risponde, gli urla:

-TI HO GIA' DATO 100 €, TR..., ORA TORNI SUBITO QUI, CHIARO!-

Un maciapiede molto affollato, colmo di persone. E sono sicuro che hanno capito tutti nel raggio di mezzo chilometro, indigeni e turisti.

E quando ha finito la chiamata e rientra, mentre mi preparo per il secondo round, lui si scusa profondamente!

-No, davvero, mi dispiace. Tu fai il tuo lavoro, ci mancherebbe. Domani parto, ora chiamo un altro albergo, tranquillo. Ma lei deve tornare, che ca...-

E quasi mi allunga la mano a volermi toccare sulla spalla. Un secondo prima non avrebbe esitato a rischiare un corpo a corpo nucleare con il sottoscritto e un attimo dopo è diventato un amicone.

Un campione del bipolarismo, come mi disse un mio amico quando gli riferii la disavventura.

Dopo pochi minuti lei arriva, chiacchierano un momento poi lei entra e si mette a sedere davanti al bancone mentre fuori lui chiama un altro albergo per il giorno dopo. Lei, che all'apparenza pare veramente una vera ragazza con tutte le forme al loro posto, mi osserva con sguardo sconsolato e poi, con una certa voce baritonale e accento sudamericano, se ne esce con scuse quasi sincere e la giustificazione che -Sai, lui ha questo problema del bere-

Al che la guardo, poso le mani sul bancone e, mi viene proprio spontaneo, pongo una domanda in fondo stupidissima:

-Ma non te ne potevi trovare uno normale?-

Ma lei si limita ad alzare gli occhi al cielo e sospirare.

E non poteva darmi una risposta più eloquente.