venerdì 16 dicembre 2016

Non si può essere sempre ed esclusivamente seri. Comportarsi come la sindaca di Roma che, con aria greve e puntigliosa, parla alla webcam diramando tetre notizie. E, dietro di lei, l'intera giunta con la stessa espressione degli ufficiali dell'OKW dentro al bunker.

No, non va bene. Sempre allegri bisogna star. E qui dentro, quando ci applichiamo, ci riusciamo benissimo.

Io non ho colleghi di lavoro normali. Io lavoro con degli scherzoni.

Check-in. Coppia italiana abbastanza giovane da non aver visto il nostro secondo scudetto ma non abbastanza dal non aver visto il terzo sul campo. Salgono, poi dopo una ventina di minuti scarsi lui scende, e chiede a Mirko "say-hand" (è dove vive) se non fosse possibile porre dei petali di rosa sul letto.

Mirko corre a riferire, a noi esperti, la richiesta. Lui è ancora un pò inesperto, su questo (ma impara in fretta. Nell'albergo dove lavoriamo i casi difficili sono presenti ogni giorno. Anche, aimè, i casi umani). Ovviamente è possibile, basta pagare. Si chiama il fioraio e lui ci porta l'occorrente. Il ciente accetta, poi sale in camera e dopo un pò ne riscende con lei, per uscire. Per andare a giro per la città. In quel momento perciò chiamiamo il fiorario, che dopo qualche minuto si presenta con l'occorrente.

Ed a quel punto, mentre mi accingo a salire in camera, anche Eva Kant, il mio capo ricevimento, si presenta per aiutarmi nella predisposizione di questa composizione floreale; da fare, come aveva specificato il cliente, a nostro piacere.

E lì troviamo una sopresa: il letto è disfatto.

-Ma... l'hanno già usato?-

-Direi proprio di si-

-Non possiamo mica mettergli i petali sulle lenzuola. Richiudiamolo-

Perciò lo riassettiamo meglio che possiamo, con un certo imbarazzo perchè c'è un'evidente e numerosa presenza di peli corporei. Poi disponiamo i petali a formare un bel cuore.

In quel momento arriva anche il facchino, che ci porta due pacchettini di biscotti (i cantuccini, che teniamo apposta per la clientela con cui vogliamo fare bella figura. E questo era un caso speciale). Rimane un attimo disorientato dalla disposizione delle coperte:

-Ma.... il letto era così?-

-No, l'abbiamo rimesso su noi-

-Ah, ma... la cameriera non l'ha rifatto?-

-Si, l'ha rifatto. Ma i clienti sono già stati qui-

-Quindi l'hanno già usato?-

-Si, l'abbiamo rimesso su noi-

Ed a quel punto interviene Eva Kant:

-Poi io e Marcellino, visto che c'eravamo, ci siamo rotolati un pò anche noi....- E mi dà di gomito -Una cosina veloce, eh-

-Avete fatto bene- Fa lui ridendo. Anche io, ovviamente, ho riso. E sono battute che ci vogliono, in questo ambiente. Se non si è un pò scherzoni, anche di tanto in tanto, si rischia di dare di matto.

ps. i clienti hanno apprezzato moltissimo. E questo, alla fine, è quel che conta.

pps. meglio che questa storia non la faccia leggere alla moglie. Non abbia a credere che mi sia veramente rotolato su un letto (già usato) con Eva Kant. Qualche giorno fa, mentre passeggiavamo per il ridente quartiere (e morbo tranviario) in cui viviamo, mi cascarono gli occhi su un paio di rotondità piuttosto evidenti appena due passi avanti a noi (abbiate pietà, sono omo. Ho un mononeurone. E' colpa sua). Due nanosecondi dopo attenta e pervicace osservazione, mi arrivò uno scapaccione di cui sento ancora gli effetti. Oltre ad un minaccioso "Prima ti cavo gli occhi, e poi te lo taglio!". Quindi è bene che me ne stia tranquillo....



Nessun commento:

Posta un commento